Allenare non solo il fisico, ma anche la mente

Updated: Apr 2

Linda Moranzoni, Psicologa dello Sport

Quello che stiamo vivendo è un momento sicuramente inedito nella storia moderna e ognuno di noi è messo alla prova nella sua quotidianità e nelle sue emozioni. Una categoria sicuramente molto coinvolta dall’isolamento sociale e dalle normative legate allo stare in casa, sono proprio gli sportivi, atleti, allenatori, tutti gli attori delle società e della macchina sportiva che da un giorno all’altro si sono ritrovati a fare i conti con lo stare lontano da quello che per molti è un lavoro e per tutti una passione.

L’isolamento sociale e tutti i risvolti psicologici che hanno portato le nuove misure ancora più restrittive di qualche giorno fa, delineano uno scenario di difficile accettazione per ognuno di noi, in particolare per il mondo dello sport che è stato uno dei primi contesti a pagare il duro prezzo del Coronavirus.

Marzo è un mese in cui le classifiche solitamente iniziano a definirsi e in moltissimi sport ci si prepara al rush finale dei playoff o di gare importanti. Il 2020 sarebbe stato anche anno olimpico, ma già dal 13 marzo il Comitato Olimpico greco ha stabilito di interrompere la staffetta della torcia olimpica fermandola in Grecia a causa degli assembramenti di persone che ovviamente si sono formati al suo passaggio. La fiamma olimpica, accesa il 12 marzo, è stata consegnata alla delegazione giapponese il 19 marzo, ma a porte chiuse. Poi l’annuncio del CIO il 24 marzo ha definitivamente rinviato al 2021 i giochi.

Tokyo, ottant’anni dopo, vive un nuovo incubo: i giochi annullati del 1940 a causa della guerra sono stati una delle sole tre occasioni di rinvio delle Olimpiadi, fermate nella storia solo a causa dei conflitti bellici mondiali. È la prima volta che succede in un’occasione di pace.

A livello psicologico, la strada dell’accettazione di una situazione fuori controllo come quella che stiamo vivendo, è lunga e impervia. Elisabeth Kübler-Ross, ha individuato cinque stadi della reazione dell’individuo ad un evento inaspettato che scatena dolore quale può essere un lutto: di fatto il momento che stiamo vivendo, per gli atleti, può essere assimilabile ad un lutto, un momento di separazione e cambiamento rispetto alla routine quotidiana.

Le fasi descritte dalla psicologa svizzera nel 1970 non si verificano necessariamente in quest’ordine e sono:

  • Negazione o rifiuto della serie “Non è possibile”, o nel caso della pandemia in corso “Non è così grave!”

  • Rabbia: “Perché proprio a noi?”

  • Depressione: non è da intendersi come disturbo, ma come fasi in cui il soggetto prende coscienza del fatto che “Non sarà più come prima”

  • Negoziazione o patteggiamento, in cui si cercano spiegazioni e scenari alternativi alla situazione del tipo “Se l’avessimo fatto prima”

  • Accettazione: è la fase finale in cui ci si mette l’animo in pace e si accetta ciò che non è possibile controllare vivendo la situazione contingente in modo costruttivo creando anche nuove risorse.

Quanti atleti e allenatori, persone di sport, saranno passati per questo ciclo e quanti avranno trovato nuove strategie per reagire al qui ed ora uscendone più forti.

Una buona strategia in questo periodo di stop forzato, dopo aver accettato la situazione con serenità, può essere quello di ricostruire un ruolo attivo e mantenere il proprio status di sportivi anche in un momento così delicato in cui non è possibile accedere ai luoghi dello sport. In molti stanno adottando modalità “casalinghe” per allenarsi e tenersi in forma, magari con l’ausilio delle risorse tecnologiche a disposizione di tutti: nell’era del digitale, è proprio questo il mezzo che molti atleti stanno sfruttando per fare squadra e coltivare l’aspetto della socializzazione proprio dello sport e trovarsi tutti insieme online.

Mentre non possiamo recarci nei nostri luoghi più congeniali, esiste, tuttavia, un luogo fondamentale per gli atleti, che in questo momento, forse più che in altri può essere frequentato.


È la nostra mente.

Mentre la programmazione quotidiana è stata stravolta per motivi che non dipendono da noi, possiamo utilizzare questo periodo per conoscere, allenare e ottimizzare le nostre skills mentali da spendere poi sul campo alla ripresa... oltre ovviamente ad allenare il fisico, come già stiamo facendo!

Non stare con le mani in mano: allena la mente!





Linda Moranzoni è Psicologa, specializzata in Psicologia dello Sport.

Attualmente collabora con Psicosport® in qualità di mental trainer, e si occupa di promozione del benessere e prevenzione del disagio giovanile.


Linda Moranzoni è presente su Facebook e LinkedIn.


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