Bambini e quarantena: come vivere insieme

Di Elisa Briccola, Psicologa specializzanda in Psicoterapia dell'età evolutiva




Il COVID-19 è entrato a far parte della nostra realtà quotidiana, modificando ogni aspetto della nostra vita e dello “stare con gli altri", tra cui il rapporto genitore e bambino e, più nello specifico, la sua gestione emotiva e relazionale.


Ad oggi, il coronavirus è diventato l’argomento centrale dell’informazione: in televisione, sui social e in radio. Ma in tutto questo parlare, i più piccoli cosa assorbono? Che pensieri si sono fatti riguardo alla situazione corrente? E soprattutto, come può un genitore spiegare a suo figlio quello che stiamo vivendo?


Una situazione di emergenza come questa mina il senso di prevedibilità e sicurezza nelle persone, provocando varie reazioni emotive. A tal proposito, i bambini sono degli acuti osservatori, ed è importante sottolineare che notano e si impossessano delle emozioni dei genitori. Questo meccanismo si chiama “contagio emotivo”, ed è un processo che riguarda anche gli adulti, e che avviene, spesso inconsapevolmente, ogni volta che interagiamo con gli altri.


I bambini vivono molti episodi di contagio emotivo, e in una situazione di vita spiacevole (come quella attuale) si troveranno a far propria l’emozione che il genitore sta vivendo in quel momento, assumendone in modo involontario e inconsapevole le espressioni facciali, vocali e posturali.

Il bambino riconosce, infatti, il vissuto emotivo dell’altro, condividendo senza alcuna differenziazione il proprio e quello altrui: in altre parole, prova un’emozione senza però avere le informazioni cognitive necessarie per capire come mai la sta provando.


A tal proposito ci sono alcuni accorgimenti che i genitori potrebbero seguire per facilitare la comprensione dei bambini.

Il primo è aiutarli ad acquisire un lessico emotivo, denominando e spiegando chiaramente le emozioni che in un preciso momento si stanno provando.

Il secondo è chiarire l’informazione cognitiva collegata a una determinata emozione. La spiegazione che viene fornita farà da mediazione cognitiva per i bambini, portandoli a comprendere meglio cosa è accaduto.


È molto importante, inoltre, che l’informazione data ai propri figli sia coerente con le emozioni che loro stessi hanno provato e hanno visto provare dal genitore: questo li aiuterà nell’elaborazione dell’emozione vissuta e li porterà a superare l’evento.


Nel caso in cui, invece, l’informazione fornita fosse dissonante rispetto a quanto provato dai bambini, questi ultimi non capiranno cosa è accaduto, e l’incertezza causerà loro più timore. Ad esempio, i genitori tendono spesso a nascondere il pianto al fine di proteggere i figli, in quanto tale reazione è considerata espressione di un’emozione negativa, ovvero la tristezza. Tuttavia, in questo preciso contesto, verbalizzare il consueto “va tutto bene” determinerebbe dissonanza tra l’aspetto cognitivo ed emotivo, che genererà a sua volta confusione nei bambini.

Per questo motivo, è importante educare i propri figli alle emozioni sin da quando sono piccoli, in modo che capiscano che è normale parlarne e che soprattutto non ci sono emozioni giuste o sbagliate.


La situazione di quarantena ha poi determinato un drastico cambiamento nelle vite dei bambini, comportando una serie di destabilizzazioni: soprattutto per i più piccoli è difficile uscire dalle loro routine, che solitamente sono una fonte di sicurezza. Non dobbiamo stupirci, dunque, se assistiamo a un aumento dei capricci, o se vediamo che cominciano a emergere comportamenti regressivi, ovvero atteggiamenti che comportano un ritorno a fasi evolutive precedenti (come ad esempio richiedere il ciuccio o tornare a fare la pipì a letto). Questi comportamenti possono essere considerati come l’espressione di un’emotività che sta cambiando, ed è importante che l’adulto le comprenda in questa cornice, e funga da contenitore emotivo. Fungere da contenitore emotivo significa raccogliere le emozioni del bambino e restituirle dopo averle denominate, raccontate e associate a una causa, sempre spiegando il tutto basandosi sulla verità.


Per aiutare i bambini ad affrontare temi complessi come la situazione odierna, è fondamentale utilizzare degli strumenti che sono alla loro portata.

Ad esempio, può risultare molto utile fare ricorso al disegno o al gioco simbolico (“il far finta di”), in quanto permettono di andare incontro alle necessità del bambino, rendendo concreto e tangibile un concetto astratto. L’informazione cognitiva associata all’emozione è astratta: il compito del genitore è renderla concreta in modo da permettere al bambino innanzitutto di capire l’emozione che tutta la famiglia intorno a lui sta provando, ma soprattutto di riuscire poi a gestirla. Rendere le situazioni concrete, infatti, aiuta a farle diventare affrontabili.



Ad esempio, uno dei primi accorgimenti per spiegare cos’è il coronavirus ai propri figli consiste nel dargli un nome e un volto. Con i bambini più piccoli una buona soluzione può essere proporre di disegnarlo, mentre per i bambini più grandi, che frequentano la scuola primaria, si potrebbe utilizzare anche il supporto multimediale, per poi rielaborare insieme le informazioni osservate.


Risulta poi importante spiegare ai bambini le nuove regole che questa situazione rende necessarie. La nostra routine è sicuramente cambiata, ma così anche la loro. Basti pensare che i bambini in età scolare si sono trovati improvvisamente a subire un cambiamento dell’ambiente ma un mantenimento degli stessi doveri: devono comunque studiare e fare i compiti, ma in un contesto fortemente famigliare come la loro cameretta.

Per rendergli il tutto più affrontabile è importante innanzitutto creare una routine, e successivamente renderla stabile: ad esempio, rispettare un orario di sveglia o dei pasti, abituarli a mantenere il cambio dei vestiti, e regolare i momenti in cui si possono utilizzare schermi elettronici.


Sempre considerando l’importanza di rendere i concetti concreti e visibili, specialmente con i bambini più piccoli si potrebbe creare insieme una routine giornaliera, un calendario con tutte le attività che verranno eseguite nella giornata. A fine settimana lo si può riguardare insieme in modo da aiutare il bambino a prendere consapevolezza di come ha impiegato il suo tempo.


Per quanto riguarda il regolamentare l’utilizzo degli schermi elettronici, è importante stabilire dei tempi precisi. Con i bambini più grandi si può utilizzare proprio l’unità di misura temporale (ad esempio dire che si potrà guardare solo tot. minuti di cartoni) mentre con i bambini più piccoli è più utile scandire il tempo in base, ad esempio, al numero di puntate di un cartone che si possono guardare. In questo caso è d’aiuto ricordare, prima che inizi l’ultima puntata stabilita, che, come da accordi, sarà l’ultima della giornata.


Infine, è giusto affrontare brevemente il tema del gioco.



Il gioco è un canale di espressione preziosissimo per i bambini, in quanto in esso riescono a calarvi il loro mondo emotivo. Inoltre, ha un ruolo molto importante dal momento che cattura la loro attenzione, permette alle paure di scomparire, e perché permette di stimolare il bambino sia dal punto di vista motorio che delle sensazioni.

Il consiglio è quello di alternare momenti in cui il gioco è più strutturato dal genitore a momenti di gioco libero, in cui si assecondano le scelte dei figli e la loro creatività.


Per concludere, è importante tenere sempre a mente che queste grosse difficoltà che stiamo vivendo fanno parte di una situazione nuova che va a sollecitare tutti, genitori compresi. Riuscendo però a rimanere un contenitore emotivo per i figli, a fare da ponte tra cosa succede, il comportamento e l’emozione provata, allora sarà possibile fornire ai bambini gli strumenti necessari (su misura per loro) per affrontare questo cambiamento.

Come sostiene Gloria Soavi, psicologa e psicoterapeuta, in un articolo molto interessante pubblicato il 25 marzo, “La presenza di adulti supportivi è la migliore cura: il fattore principale nel recupero da un evento traumatico è la presenza di un adulto solidale e premuroso nella vita di un bambino”.





Elisa Briccola è Psicologa, e si sta attualmente specializzando in Psicoterapia dell'età evolutiva presso la Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica (SPP).


Elisa Briccola è presente su LinkedIn.


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