Come aiutare, da lontano, le persone a cui vorremmo stare vicino?

In questo periodo, a causa dell’emergenza Covid-19, tutti i paesi del mondo stanno andando incontro a limitazioni: economiche, commerciali, di spostamento. Ciascun paese ha reagito, e sta reagendo, con modalità e tempistiche differenti, decidendo per restrizioni più (o meno) severe e controlli più (o meno) serrati.


Queste misure sono però molto simili fra loro, in quanto hanno una finalità comune a tutti: il distanziamento sociale. Stare lontani, come ben sappiamo e ci è stato ripetuto, vuol dire limitare i contatti, e limitare i contatti equivale a diminuire le probabilità di un possibile contagio. L’isolamento è necessario, dunque, da un punto di vista scientifico, e la sua logica è ben evidente.

Ciò vuol dire – in poche parole – cambiamento: nella nostra quotidianità e nelle nostre abitudini.


Ma cosa comporta un cambiamento così drastico nella nostra routine? Solitamente, le abitudini sono ciò che ci aiuta a stare bene: ci danno sicurezza e regolarità, ci forniscono dei punti di riferimento. Ci permettono di non doverci preoccupare di ciò che sappiamo essere stabile e definito, e di utilizzare invece le nostre energie e risorse mentali per occuparci di altri problemi. In questo momento ci troviamo quindi in una situazione di sovraccarico mentale. Siamo stressati, nervosi, confusi. Oltre a ciò, purtroppo, cambiata la nostra quotidianità vediamo modificarsi, se non “svanire”, anche tutte quelle attività che erano in grado di fornirci ricchezza di esperienze e di emozioni.


Il cambiamento determina pertanto delle ricadute sul piano pratico: non possiamo uscire per dedicarci all’attività fisica, dobbiamo lavorare da casa, non possiamo fare determinati acquisti, non possiamo viaggiare. Ma ci viene negata anche la possibilità di stare vicino ad amici, parenti, affetti. Non possiamo, ad esempio, passare il weekend con chi amiamo; non possiamo fare visita ai nostri genitori o ai nostri nonni; non possiamo stare vicino a chi, solitamente, è già molto solo. Dobbiamo rinunciare, per non creare ulteriori situazioni di rischio.


Questa impossibilità genera ulteriori ricadute sul piano psicologico, facendoci sperimentare sentimenti di solitudine, impotenza, tristezza, frustrazione e stress. Inoltre, ad aggravare la situazione, c’è la consapevolezza che, come noi, anche i nostri cari si trovano nella medesima situazione. Sappiamo che stanno provando gli stessi stati d’animo e stanno attraversando gli stessi pensieri e le stesse preoccupazioni. E sappiamo che fra loro qualcuno può soffrire la situazione corrente più di noi, accusando maggiormente le conseguenze dell’isolamento. Vorremmo aiutare, ma non sappiamo come. Vorremmo essere vicini, ma non possiamo accorciare le distanze.


C’è però una parola che è possibile accostare al termine “cambiamento”, ed è “adattamento”. L’adattamento è in realtà un concetto chiave dell’evoluzione, e fa riferimento al processo che ci ha permesso – e che ci permette – di adeguarci all’ambiente. L’adattamento può avvenire in modo attivo, modificando i nostri schemi e i nostri comportamenti, o in modo più passivo, trasformando e modificando ciò che rappresenta un limite in funzione delle nostre esigenze. In poche parole, così come cambia l’ambiente, cambiamo anche noi, cercando di ottenere una situazione di equilibrio ottimale (anche se non ottimo).


Se dunque è vero che non possiamo fare nulla per cambiare la situazione corrente, ciò non vuol dire che non ci sia necessariamente nulla che possiamo fare.


Possiamo, ad esempio, adottare nuove strategie per starci vicino, aiutare, e aiutarci.

1. Mantenere dei contatti regolari, dandosi degli appuntamenti per effettuare delle videochiamate


2. Rendere una videochiamata un “evento”: - un aperitivo, - una cena romantica, - una lezione di cucina, - una sessione di allenamento, - una partita a scacchi, - un make-up tutorial, - …


3. Se possibile, guidare le persone più anziane, o chi è più a digiuno di tecnologia, nell’istallazione e nell’uso di app come WhatsApp o Skype


4. Mettersi in contatto con chi, localmente, si occupa di offrire il proprio aiuto in servizi come la spesa o la consegna a casa, così da garantire queste prime necessità


5. Inviare per posta delle lettere scritte a mano, oppure inviare delle e-mail personalizzate

6. Inviare piccoli regali o pensieri (ad esempio un libro, un mazzo di fiori...)

7. Inviare kit e occorrenti per delle attività manuali: un puzzle, pennelli e colori...


8. Comunicare e diffondere solo contenuti e informazioni affidabili (ad esempio sull’igiene)


9. Mettere in guardia da eventuali fake news


10. Condividere iniziative e spunti utili: musica dal vivo, musei virtuali, podcast, lezioni di allenamento online


11. Tenere presente che è bene richiedere un aiuto professionale, qualora sospettassimo di un aggravarsi del disagio psicologico dei nostri cari

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