Imagery e allenamento ideomotorio: allenarsi dentro la mente

Di Linda Moranzoni, Psicologa dello Sport




Nello scorso articolo abbiamo parlato di come il momento che stiamo vivendo possa davvero essere un momento critico per uno sportivo, quasi pari ad un lutto.

Oggi, invece, vediamo una tecnica di preparazione mentale che possiamo adottare in accompagnamento al nostro allenamento fisico a casa, ma che ci tornerà utile anche quando tutto questo finirà, per tornare in campo con nuove risorse: l’imagery o visualizzazione.


Se i luoghi dello sport sono tra quelli da cui stare lontani durante questo periodo in cui dobbiamo restare in casa, per responsabilità e senso civico ancora prima che per le regole imposteci dall'alto, c'è sempre un posto in cui possiamo rifugiarci e continuare ad allenarci. Quel posto è la nostra mente.


È fuori da ogni dubbio che la mente sia una risorsa imprescindibile per gli atleti, ma spesso e volentieri viene bistrattata per dare la precedenza agli aspetti tecnici, tattici e fisici dello sport praticato.

Una prestazione sportiva eccellente, tuttavia, non può essere raggiunta fino al momento in cui mente e corpo si muovono all’unisono e viaggiano allo stesso ritmo.

Basti pensare, ad esempio, a quanto possa essere importante in ogni sport avere la giusta concentrazione per effettuare un gesto motorio, oppure avere buona memoria degli schemi di gioco o motori da attuare durante la prestazione.

Non solo: lo sport è anche emozione, ansia, reazione all’errore… tutti aspetti che, se non vengono calcolati per focalizzarsi unicamente sugli aspetti in un certo senso più pratici, possono allontanare gli atleti dalla meta prefissata e, in ultima analisi, dal risultato sperato.

È in questo scenario drammatico attualmente in corso che diventa importante preparare un mindset psicologico che possa consentire all’atleta di non perdere l’allenamento, ma anzi, che permetta di migliorare le proprie skills mentali che poi potranno tornare utili nel momento in cui si ritornerà alla normalità.

La vera domanda è: come?

Ci viene incontro la Psicologia dello sport e il suo ventaglio di tecniche di mental training che possono essere insegnate agli atleti dallo Psicologo in un vero e proprio allenamento mentale. Del resto, se pensiamo ad ogni società sportiva, un tempo era l’allenatore a dover fare da tecnico, dirigente, preparatore fisico e ogni tanto anche da supporto psicologico.


Oggi ci si sta avviando verso uno scenario in cui, giustamente, c’è un professionista per ogni competenza: l’allenatore segue gli aspetti tecnici, il preparatore fisico quelli fisici, lo psicologo dello sport si occupa di allenare le menti degli atleti e degli allenatori affinché performino al meglio.


Vediamo ora una prima tecnica di preparazione mentale che in questo periodo di stop può essere una vera e propria manna dal cielo.

Sto parlando dell’imagery, o visualizzazione.

Prima di spiegare in cosa consista questa tecnica è opportuno un riferimento alla fisiologia. Il successo delle nostre azioni dipende dal lavoro articolato del nostro sistema nervoso centrale che processa di continuo gli stimoli sensoriali in riferimento alla posizione del nostro corpo, allo spazio e agli oggetti da cui siamo circondati, integrandoli.

Tali processi costituiscono la percezione.


Esiste un legame molto stretto tra percezione e azione: la via dorsale, ossia il sistema che dipende dalla corteccia parietale posteriore, arriva fino alla corteccia motoria secondaria ed è coinvolto nella trasformazione degli stimoli sensoriali in programmi motori. Inoltre, per la trasformazione delle percezioni in azioni, è necessario che esse arrivino alla corteccia motoria primaria che dà il via all’esecuzione del movimento.

La ricerca scientifica, in particolare gli studi di Giacomo Rizzolatti sul cervello di scimmia, ha dimostrato l’esistenza di un gruppo di neuroni con doppia funzione sensoriale e motoria. Tali neuroni si attivano sia quando viene attuata un’azione, sia quando la si osserva. Per questo motivo, sono stati denominati neuroni specchio. Per l’uomo si parla di “sistema specchio” perché risulta impossibile registrare l’attività di un solo neurone durante l’esecuzione, l’osservazione o anche l’immaginazione di un’azione, mentre è possibile registrare la presenza di un’attività cerebrale misurando la variazione del flusso sanguigno.

L’attivazione cerebrale avviene in particolare nella corteccia parietale posteriore, nella corteccia motoria secondaria e nell’Area di Broca.


Calando questi assunti nel contesto sportivo, gli studi in questo ambito hanno dimostrato che, per l’attivazione del sistema specchio, è necessario che vi siano due condizioni imprescindibili:

  • Cogliere il significato dell’atto motorio osservato

  • L’osservazione o l’immaginazione devono fare riferimento ad una nostra conoscenza motoria

In altre parole, solo se ci è mai capitato di vedere e di sperimentare un atto motorio saremo in grado di riprodurlo nella nostra mente, tramite appunto, l’imagery.

Questo concetto si riferisce a tutte quelle esperienze “quasi sensoriali e quasi percettive di cui siamo coscienti e che per noi esistono in assenza di quelle condizioni di stimolo che realmente determinano quelle specifiche reazioni sensoriali e percettive” (Richardson, 1969).

Ne esistono di due tipi:

  • Mental imagery, ossia un’esperienza percettiva in assenza di stimoli esterni

  • Motor imagery, la rappresentazione di un’azione pari a come avviene nella realtà senza la sua esecuzione

Di nostro interesse è la seconda categoria.

Si tratta di una vera e propria competenza allenabile che permette di rivivere l’esperienza motoria in assenza di attivazione muscolare focalizzandosi sui movimenti che compongono l’azione.

Tramite questa tecnica, gli atleti si allenano a rappresentare mentalmente la propria performance, costruendo stimoli immaginativi riferiti a tutti i cinque sensi, in modo tale da favorire un totale coinvolgimento sia dal punto di vista emotivo, sia cognitivo.

La motor imagery è a sua volta divisibile in due sottocategorie:

  • Interna, in cui il soggetto si immagina attore protagonista nello svolgere l’azione; in prima persona si pensa in movimento e sperimenta le sensazioni che proverebbe durante la reale esecuzione

  • Esterna, quando il soggetto si immagina dall’esterno, in terza persona

Alcuni studi hanno provato che l’imagery interna risulta più efficace, ma rimane fondamentale che l’atleta individui la soluzione che favorisca la chiarezza delle immagini e il loro controllo.

L’imagery ha diverse funzioni che possono essere d’aiuto agli atleti sulla via della performance eccellente:

  • Favorisce il controllo delle risposte fisiologiche

  • Favorisce l’apprendimento e il perfezionamento del gesto tecnico

  • Permette l’elaborazione e la ripetizione delle strategie di gara

  • Incrementa le capacità percettive

  • Aiuta l’atleta nel recupero dell’infortunio mantenendo attive le catene neurali e, a livello inconscio, anche muscolari

Può essere quindi usata per programmare un gesto motorio tramite l’anticipazione dell’immagine ideale, per perfezionare un gesto tecnico in particolare, oppure per correggere un movimento mentre lo si sta eseguendo.


Perché questa tecnica sia efficace, oltre ad avvalersi di un professionista Psicologo dello Sport, è fondamentale che l’atleta si trovi in uno stato di rilassamento e sia fortemente motivato all’allenamento del gesto.

Per allenare questa competenza è necessaria una certa sistematicità e una focalizzazione sui dettagli anche con l’aiuto di immagini e videoregistrazioni dell’atleta nel corso dell’atto motorio.

Allenando l’imagery, tra l’altro, vengono migliorate le capacità di attenzione e concentrazione.

In particolare, quando l’imagery viene utilizzata come strumento per migliorare la tecnica, quindi quando viene inserita nel programma di allenamento, possiamo parlare di vero e proprio allenamento ideomotorio.

Il funzionamento dell’allenamento ideomotorio si basa sul cosiddetto Effetto Carpenter (W. B. Carpenter, 1852). Immaginare il movimento svilupperebbe una stimolazione dei muscoli interessati dall’azione immaginata che non arriva ad una contrazione muscolare visibile, ma può comunque essere registrata tramite elettromiografia. Ciò si tradurrebbe, per altro, nel rinforzo della traccia mnestica associata al movimento immaginato favorendo l’apprendimento del gesto motorio tecnicamente corretto.


Per saperne di più, e sperimentare questa tipologia di allenamento, rimane fondamentale contattare uno Psicologo dello Sport che potrà strutturare insieme all’atleta l’allenamento personalizzato e su misura per il soggetto stesso.





Linda Moranzoni è Psicologa, specializzata in Psicologia dello Sport.

Attualmente collabora con Psicosport® in qualità di mental trainer, e si occupa di promozione del benessere e prevenzione del disagio giovanile.

Linda Moranzoni è presente su Facebook e LinkedIn.

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