L’elefante e la stella

Storia per bambini di Giulia Capriata



In una terra lontana, lontana, arida e calda chiamata savana, abitava una coppia di maestosi elefanti.

Dotati di grande intelligenza e generosità, erano ammirati da tutti gli altri animali per l’imponenza delle loro dimensioni.

Un giorno dalla coppia nacque un elefantino.

Era piccolo, ma così piccolo che spesso ritrovandosi nelle impronte dei genitori aveva difficoltà ad uscirne.

I due elefanti decisero di non dare importanza a quel minuscolo difetto; era una situazione momentanea.

<< Quando sarai grande anche tu supererai gli alberi in altezza, la terra tremerà al tuo passaggio e la tua proboscide avrà la forza di cento leoni. >> Gli dissero.

Ma così non fu.

Passavano le stagioni ed il piccolo non cresceva.

Più il tempo avanzava, più si sentiva solo e triste perché, essendo così piccolo, gli altri animali lo guardavano con sospetto e lo tenevano a distanza.

La tristezza si accumulò e si accumulò ma lo spazio non era abbastanza da poterla contenere; così l’elefantino iniziò a singhiozzare: una, due, tre volte.

Sentì una grande forza pervaderlo ed infine, quando proprio non riuscì più a trattenerla, sfogò tutta quell’energia in uno starnuto potentissimo.

L’uragano sprigionato dalla sua proboscide fece tremare la terra.

L’onda d’urto fu così forte che terra e rocce, mosse dallo spostamento d’aria, coprirono la tana di mamma iena spianando l’ingresso, il vento impetuoso strappò la criniera del leone lasciandolo alquanto spelacchiato ed il fiume s’ingrossò. Onde altissime si levarono e gli ippopotami, fino a pochi istanti prima placidamente a mollo nell’acqua calma, furono sospinti ed ammonticchiati alla rinfusa sulla riva.

L’elefantino spaventato da ciò che aveva fatto, corse da mamma elefante le raccontò ogni cosa.

<< Sai cucciolo, a volte si pensa che la diversità sia un male, ma non è così.>> disse la mamma in tono comprensivo. << Stai crescendo, ma in maniera un po’ differente. Tutta la grandezza che normalmente i pachidermi esibiscono, in te è celata ma c’è. Questo non deve spaventarti o renderti triste perché la vera essenza non risiede nel corpo. >>

L’elefantino non capì cosa la mamma volesse dire ma si sentì subito meglio.

Decise, quindi, che da quel momento in poi non sarebbe più stato triste e non starnutendo non avrebbe creato problemi.

<< Cercherò il lato positivo in ogni cosa e sarò felice per quella. >>

Per mantenere i suoi propositi inventò un motto da ripetersi:

“Se un gran respiro farai, molte più cose vedrai e riuscirai a scampar dai guai!”.

Una notte, mentre gli altri dormivano ed il giovane elefante contemplava il cielo, un bagliore accecante illuminò tutta la savana.

Quella strana luce si lasciò dietro una scia splendente e finì poco lontano dal luogo in cui l’elefantino si trovava.

Il piccolo che era molto curioso, decise di andare a vedere. Quatto quatto, zitto zitto si mise in marcia ed arrivato sul luogo non poté credere ai suoi occhi.

Brillante e bella, una stella, se ne stava lì, davanti a lui, un po’ confusa e spaventata.

<< Ciao. >> Provò a dire l’elefantino, ma la stella non rispose.

Essendo abituato ai rifiuti non si stupì e fece per andarsene ma quando vide la stella intristirsi, tornò sui suoi passi e le si sedette accanto.

<<Non piangere. Se sei triste devi dire: se un gran respiro farai, molte più cose vedrai e riuscirai a scampar dai guai. >>

La stella sorrise.

<< Ti ringrazio, sei molto gentile, ma non credo che questo mi aiuterà. Sono caduta dal cielo e vorrei tornare lassù perché è quella la mia casa, le mie sorelle mi aspettano. Potresti aiutarmi? >>

Quella richiesta riempì il giovane elefante di gioia; per la prima volta qualcuno sembrava non dare peso al suo aspetto.

Così, dopo aver pianificato il programma dell’indomani, i due amici si addormentarono l’uno accanto all’altra.

L’elefantino e la sua nuova compagna si svegliarono al sorgere del sole e si diressero verso la pianura ancora in ombra. Lì, immobili come statue tra l’erba bassa, dormivano delle gazzelle.

I due attesero pazienti fino a che la prateria fu invasa dal sole caldo e le gazzelle, sciolte dal loro incantesimo di ghiaccio, cominciarono a saltellare in direzioni opposte.

Con prudenza, stando attenti a non essere travolti, si avvicinarono alla più grande della mandria chiedendole un aiuto.

<< Non vi posso aiutare, io non salto in alto ma in lungo e solo per scappare! >> Fu la risposta secca.

Allora scorsero un grande albero e su di esso, appollaiato, un maestoso avvoltoio.

Lo chiamarono e lui volò in cerchio due volte su di loro prima di raggiungerli. Si appoggiò a terra ripiegando le enormi ali brune e con un bizzarro e traballante passo gli si accostò.

<< Perché venite al mio cospetto? >> Esordì con voce gracchiante e fiera, allungando il collo.

L’elefantino, intuendo quanto fosse pieno di sé il volatile, cercò di scegliere bene le parole. << Stiamo cercando un animale abbastanza forte da riuscire a portare questa stella in cielo. >>

<< Le mie ali sono le più grandi e potenti dell’intera savana, porterò io la tua amica e ti dimostrerò che nessuno può competere con me. >>

Con un movimento rapido di artigli afferrò la stella ed iniziò a sbattere le lunghe braccia piumate.

Una nuvola di polvere si levò in cielo ma fu l’unica cosa.

Il rapace, ancorato a terra, provò in tutti i modi a spiccare il volo ma non riuscì ad alzarsi nemmeno di una spanna.

Mollò brusco la presa sulla poverina e con fare indispettito, tornò sull’albero.

<< Ho cambiato idea, non ti aiuterò. Potresti crescere un po’ ed aiutarla tu. >>

I due decisero di non prendersela troppo per la reazione dell’avvoltoio e continuarono la ricerca.

Al calar del sole arrivarono ad una pozza d’acqua, dove tre giraffe si stavano abbeverando.

L’elefantino si fece coraggio, poche volte si era trovato al cospetto di quegli animali così slanciati.

<< Scusatemi, mi dispiace disturbarvi. >> Parlò in tono rispettoso. << Vorrei chiedervi un favore. La mia amica ha il desiderio tornare in cielo ma non sa come fare; ho pensato che voi, essendo così alte, potreste darle una mano. >>

Due delle giraffe lentamente se ne andarono senza degnare di uno sguardo la coppia di amici.

La terza finì di bere, si avvicinò alla stella, la prese sulle corna e la portò fino al cielo.

Il giovane elefante ebbe davvero l’impressione che fossero riusciti nel loro intento ma quando il lungo collo della giraffa tornò a terra, la piccola stella era ancora lì.

Ormai era sera, da lì a poco i primi brillii avrebbero iniziato ad adornare il cielo come piccoli diamanti.

La stella iniziò a piangere affranta e, poco a poco, la sua luce, che fino a quel momento non aveva smesso di splendere, si affievolì.

Tutti gli animali della savana, sentendo quel pianto così triste, si radunarono attorno a loro incuriositi.

L’elefantino, che era riuscito a mantenere il suo proposito di essere sempre felice, vedendo la sua unica amica così scoraggiata, si sentì triste per lei, così triste che iniziò a singhiozzare: una, due, tre volte.

Avvertì la strana e familiare forza pervaderlo ed ecco l’idea: prese dolcemente la stella con la piccola proboscide, si trattenne finché poté e quando non ce la fece più, salutandola, lasciò andare verso il cielo il potentissimo starnuto.

Fu così che la stellina tornò finalmente dalle sue sorelle riprendendo il posto che le spettava nel firmamento.

Da quel giorno il giovane elefante si guadagnò il rispetto e la stima degli animali della savana nonostante il suo aspetto non fosse cambiato.

Il piccolo elefantino ringraziò sempre quella stella caduta che aveva avuto il potere di avverare il suo più grande e nascosto desiderio.

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