La normalità delle emozioni



Cosa sono le emozioni?


Innanzitutto, una definizione: le emozioni sono delle risposte complesse generate da eventi che sono di particolare rilevanza per la persona. Sono biologiche, sono innate, e sono spontanee.

Se pensiamo a quando siamo imbarazzati, notiamo come questa emozione sia accompagnata da delle reazioni fisiologiche (ad esempio possiamo arrossire), da una manifestazione comportamentale (possiamo decidere di nascondere il nostro imbarazzo facendo una battuta, o semplicemente fuggendo dalla stanza), e da una valutazione cognitiva che ci aiuta a fronteggiare le emozioni stesse (cosa pensiamo abbia scatenato l’emozione, e tutti i pensieri legati ad essa). Inoltre, le emozioni sono accompagnate da risposte espressive del nostro viso, e da un vissuto soggettivo (per alcuni, il sentirsi imbarazzati può essere una sensazione terribile).


Ma cosa vuol dire tutto ciò? E soprattutto, come possiamo applicare questi concetti alla situazione che stiamo vivendo?



Quali emozioni?


In questo periodo le emozioni circolanti sono state, e continuano a essere, tante e intense: paura, ansia, panico, rabbia, tristezza. Si alternano, convivono insieme in diverse miscele, si assentano per poi ripresentarsi.


Come dicevamo prima, le emozioni sono caratterizzate da reazioni fisiologiche complesse, ovvero da delle risposte messe in atto dal nostro corpo.


Ad esempio, una manifestazione tipica dell’ansia è caratterizzata dall’accelerazione del battito cardiaco, dal respiro affannato, e dall’aumentata produzione dell’ormone del cortisolo. L’ansia, per quanto sia caratterizzata da un vissuto negativo e non sia sicuramente piacevole da provare per nessuno, è però un’emozione funzionale. Ci mette, infatti, in uno stato di attesa anticipatoria di un pericolo imminente, vuoi che esso sia reale o meno: ci prepara ad agire nel caso in cui un nostro intervento sia necessario.


La paura, invece, è un’emozione che proviamo solitamente quando siamo effettivamente di fronte a un pericolo che richiede una decisione. È una reazione fondamentale per la nostra difesa e sopravvivenza, a cui solitamente rispondiamo in tre modi: attaccando (fight), fuggendo (flight), oppure bloccandoci (freeze).


L’ansia e la paura ci mettono dunque in uno stato di allerta e tensione, e sono emozioni di per sé funzionali: hanno lo scopo di proteggerci. In situazioni di stress infatti il nostro corpo produce cortisolo, determinando un aumento di glicemia e grassi nel sangue: questo ci dà molta energia da utilizzare per preparare l’azione e reagire. Insieme al cortisolo vengono poi liberate noradrenalina e adrenalina, altri ormoni che causano l’aumento della pressione sanguigna. Ma cosa vuol dire, in senso generale, tutto ciò? Che il nostro fisico ha tutto ciò che gli serve per essere pronto a rispondere alle richieste e ai pericoli dell’ambiente.

Il problema è, però, che non siamo fatti per continuare a sostenere situazioni di stress per troppo tempo. Dopo la prima fase di allerta e la seconda di resistenza, arriviamo a una terza fase, chiamata “di esaurimento”, in cui le nostre capacità di far fronte al pericolo vengono meno.

Solitamente, infatti, quando la causa dello stress (l’agente stressante, o stressor) termina, i nostri valori tornano normali. Ma in caso contrario, qualora l’elemento che ha scatenato la nostra risposta non cessi di esistere, ci troviamo in una situazione difficile: il nostro tono muscolare non si rilassa, il nostro battito cardiaco rimane alto, e lo stesso avviene per il nostro respiro e per la pressione sanguigna. Sostanzialmente, non torniamo mai in uno stato di equilibrio: siamo sempre in un costante stato di ansia, allerta e tensione. Ciò incide anche sulla nostra qualità del sonno, modificando i ritmi sonno-veglia: al mattino ci svegliamo stanchi perché i livelli di cortisolo sono bassi, ma si accumulano durante la giornata, raggiungendo un picco eccessivo alla sera. Ciò va a discapito anche della melatonina, l’ormone del sonno.


Questa (semplificata) spiegazione endocrinologica ha lo scopo di mostrare quale sia il limite tra un’attivazione funzionale e un’attivazione disfunzionale, che porta danno e svantaggi all’individuo. Ma ci mostra anche come le emozioni abbiano un senso, e siano di per sé utili alla sopravvivenza: ci aiutano nel guidare le scelte, ci danno indizi sull’ambiente circostante, ci proteggono.


In questo senso, le emozioni sono normali, anche se sono negative e ci fanno stare male. Provare paura è normale. Provare ansia è normale. E ancor di più, è necessario normalizzare questi vissuti alla luce dell’attuale situazione.

Non dobbiamo quindi pretendere di poter controllare la nostra ansia, o la nostra paura, soprattutto in una situazione di emergenza come questa. Non dobbiamo incolparci se ci sentiamo stanchi e affaticati. E possiamo perdonarci se arranchiamo nei normali impegni quotidiani. Le emozioni hanno un senso, ci dicono qualcosa, e non possiamo accantonarle, sopprimerle, o ignorarle. Per quanto spiacevoli esse siano, dobbiamo tollerarle, ascoltarle, e viverle. Vivere le nostre emozioni ci permette di metterle maggiormente a fuoco e di non cadere nella trappola dell’azione impulsiva e istintiva finalizzata alla loro eliminazione.


Badiamo bene: ciò non vuol dire che non possiamo fare nulla se non lasciarci sopraffare dai nostri stati negativi. Ci sono delle tecniche e degli strumenti che possono essere utilizzati, anche in maniera molto efficace, per gestire i pensieri intrusivi e disturbanti: pensiamo ad esempio alla mindfulness. Ma vanno maneggiati con cura e consapevolezza.


Il primo passo è però accettare ciò che stiamo provando, comprenderlo, e ricondurlo a ciò che stiamo vivendo.

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