Lezioni dalla didattica a distanza

Di Elisa Briccola, Psicologa specializzanda in Psicoterapia dell'età evolutiva





Prima del lockdown le giornate di bambini e ragazzi erano piene di impegni: lo sport, il catechismo, le feste con gli amici, la visita a nonni e zii e soprattutto la scuola. In un giorno qualsiasi, senza preavviso, tutto questo si è poi fermato e i nostri ragazzi, abituati ad uscire di casa molto presto e rientrare nel tardo pomeriggio, si sono trovati a vivere chiusi in casa dovendo rinunciare alle loro routine quotidiane. In un clima globale di incertezza e paura i bambini e i ragazzi hanno dovuto adattarsi ad un grande e improvviso cambiamento.


In questo contesto è nata la didattica a distanza (DAD) e ogni scuola ha dovuto capire quale fosse la modalità migliore per continuare a svolgere le proprie attività: chi ha preferito le videochiamate con i propri alunni, chi ha optato per delle lezioni registrate, chi per consegne o attività da svolgere a casa.


Ma la DAD è stata effettivamente positiva per i nostri figli? Quali sono gli aspetti negativi e positivi che ha portato?

Certamente il grande pregio della DAD, comune a tutte le età e a tutti i cicli scolastici, è la cura delle relazioni con bambini, ragazzi e famiglie: ha infatti permesso di mantenere un legame sia tra insegnanti e bambini sia tra pari e di ricostruire un senso di comunità scolastica che si stava perdendo.


Un altro pregio riguarda lo sviluppo di competenze a livello digitale, infatti sia alunni che insegnanti (che genitori) si sono trovati a dover sviluppare delle competenze tecnologiche come avviare una videochiamata, creare un documento su Google, attivare una classe virtuale e simili. Questo, in particolare per quanto riguarda i ragazzi e i bambini, ha sicuramente portato dei benefici rispetto al senso di responsabilità e ha permesso l’evoluzione di competenze sociali verso le quali solitamente prestano una minor attenzione all’interno del gruppo classe, infatti hanno dovuto imparare ad utilizzare correttamente questi mezzi e quindi più nel dettaglio a gestire il microfono in maniera adeguata, la chat in maniera adeguata e a rispettare i turni di conversazione.


Se questi appena elencati sono dati di fatto comuni a tutte le fasce di età, con l’ottica di analizzare in maniera più approfondita l’impatto e l’utilità che ha avuto la DAD è opportuno e necessario considerare le fasce di età separatamente, tenendo almeno la macro-divisione: bambini (materna/elementari) e preadolescenti/adolescenti.


Indubbiamente quando la didattica a distanza è rivolta ai bambini più piccoli comporta una complessità maggiore, infatti loro devono essere seguiti molto di più sia per quanto riguarda l’attivazione dei device elettronici che permettono il collegamento ma anche da un punto di vista di autonomia nell’eseguire le richieste dell’insegnante.

Spesso infatti non sono in grado di lavorare in modo completamente autonomo, avrebbero bisogno di essere seguiti dalla maestra più di quanto la didattica online permetta di fare, perciò ne consegue che i genitori sono molto più coinvolti e investiti di responsabilità. Questa responsabilità colpisce i genitori su due fronti: da una parte la necessità di attivare una serie di misure per far sì che il bambino svolga la lezione con conseguente organizzazione della propria giornata (smart working, cura della casa etc.) per permettere al bambino di partecipare alle lezioni online, dall’altra parte il genitore non è più investito solo della responsabilità educativa, normalmente condivisa con la scuola, ma anche di un ruolo puramente didattico che nella quotidianità è maggiormente indicato alle insegnanti. In particolare, questo secondo punto è delicato perché il genitore potrebbe vivere una serie di frustrazioni non sentendosi sicuro di riuscire in questo compito per lui nuovo.

In generale questo coinvolgimento maggiore del genitore determina in famiglia dei vissuti emotivi che fino a quel momento non si erano mai presentati. Infatti, se consideriamo anche il punto di vista del bambino, ci si rende conto immediatamente di come anche per lui l’intrusione forzata del genitore in quello che fino a quel momento era stato un suo mondo privato in cui mamma e papà entravano solo come aiutanti speciali potrebbe generare confusione su chi abbia un determinato ruolo. È molto importante la collaborazione tra insegnanti e genitori; questi ultimi devono fidarsi del lavoro degli insegnanti e fungere da supporto e non da ostacolo, mentre gli insegnanti è molto importante che facciano sentire ai bambini la loro presenza non solo da un punto di vista didattico ma anche e soprattutto da un punto di vista relazionale.


Un grande difetto della didattica a distanza è che ha incrementato le differenze, con conseguente meno equità rispetto alle possibilità di apprendimento.

Se un bambino per vari motivi non poteva essere seguito dalla famiglia si è ritrovato a fare da solo privo del supporto necessario. O al contrario bambini che hanno vissuto la didattica online sotto lo sguardo eccessivamente intrusivo dei genitori hanno vissuto una doppia fatica cioè essere “bravi” agli occhi della maestra ed essere approvati della mamma e del papà.

Per quanto sia positivo che grazie alla DAD si sia permesso di re-instaurare un po’ di legame sia con le maestre che con i compagni, è però giusto dire che la didattica a distanza non può sostituire la relazione che si crea nelle classi. In particolare, per quanto riguarda i bimbi della materna/elementari la scuola è un contesto educativo prima ancora di essere un contesto di insegnamento, quindi ha tutta una serie di passaggi normativi, educativi e di relazione unici e che non sono riproducibili in un altro modo se non in presenza, ed è questa la mancanza più grossa di cui sono privati i bambini non potendo andare a scuola.





Cambiando fascia di età e spostandoci quindi verso i ragazzi delle medie e delle superiori indubbiamente ci può risultare spontaneo pensare che hanno avuto meno complicazioni e difficoltà rispetto ai bambini. Sicuramente l’autonomia degli adolescenti nella gestione dei mezzi tecnologici ha sia preservato il loro mondo privato sia sgravato i genitori stessi di questa responsabilità. Però a guardare più da vicino non tutto è stato così facile; perché se è vero che i nostri ragazzi sono conosciuti come nativi digitali è pur vero che la didattica a distanza li ha portati a dover sviluppare delle competenze nuove dato che si serve di programmi a loro sconosciuti. Hanno dovuto imparare ad esempio, come dicevamo all’inizio di questo articolo, ad utilizzare il microfono e la chat in maniera corretta o a caricare i file su classroom e/o altre piattaforme.


Inoltre, se per alcuni ragazzi questa modalità ha portato un miglioramento nel rendimento (forse il fatto di non avere la distrazione dei compagni e non dover ottenere il consenso dei pari facendo i “gradassi” li ha portati a prestare più attenzione) d’altra parte è una modalità che permette anche di distrarsi più facilmente rispetto alla presenza in classe, perciò tanto è dipeso dal senso di responsabilità di ogni ragazzo.





Inoltre se le videochiamate sono un mezzo utilissimo e importantissimo per sentire i propri amici e quindi mantenere i contatti, va anche considerata un’altra faccia della medaglia, ovvero che il fatto di non andare a scuola e effettuare le videochiamate solo con la propria cerchia ristretta di amici non permette di interfacciarsi, come invece succederebbe in classe, anche con i coetanei con cui si fa più fatica, si è portati quindi a scegliere sempre le relazioni più facili e che gratificano mettendo da parte il resto che però, soprattutto pensando ai ragazzi delle medie, serve per maturare. Questo per i preadolescenti è sicuramente una grave mancanza che dovranno recuperare dopo.


Avvicinandosi alla fine di questo articolo, è giusto volgere lo sguardo agli alunni che hanno più difficoltà e che ricevono un sostegno scolastico. Infatti, questa situazione è stata ancora più difficile per loro: basti pensare alla difficoltà di un alunno con ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) di rimanere fermo davanti a uno schermo. Un’altra criticità è rappresentata dal fatto che in presenza l’intervento dell’insegnante può avvenire in uno spazio privato in cui il bambino è al 100% concentrato e rivolto verso l’insegnante mentre a casa ci sono meno risorse per garantire al bambino la possibilità di ritagliarsi questo spazio.


È anche vero però che grazie alla DAD si è riusciti a mantenere un contatto e un filo rosso che permette di non interrompere il lavoro iniziato durante l’anno e di avere uno scambio con il bambino e un monitoraggio per quanto riguarda la sua vita quotidiana. Anche in questo caso, e forse di più, il pregio della didattica a distanza è che ha permesso di portare avanti un rapporto umano.

Quindi, ora che si tornerà a scuola che cosa possiamo dire della DAD?


Guardando la situazione nel suo complesso di sicuro è positivo notare come da subito sia insegnanti ma anche e soprattutto alunni si siano attivati per cercare soluzioni alternative alla didattica in presenza. È successo ad esempio che alcuni ragazzi ancora prima che le scuole disponessero di istruzioni precise hanno contattato i docenti proponendo modalità alternative per restare in contatto e continuare a imparare; questo è sicuramente segno del fatto che i ragazzi sono appassionati, pieni di domande e con sete di trovare le risposte.


Concentrandosi invece sulla didattica a distanza, nonostante abbia avuto alcuni pregi come quelli elencati sicuramente ha avuto parecchie criticità. È stata di certo la migliore soluzione possibile ed è auspicabile che quanto di positivo ha portato, come la conoscenza di questi strumenti tecnologici, venga mantenuta in futuro, ma dato che la scuola è molto di più di semplice didattica non è possibile pensare che una classe virtuale possa prendere il posto di una fisica.


C’è bisogno di apprendimento ma soprattutto c’è bisogno di partecipazione, c’è bisogno di relazione, c’è bisogno di sentirsi comunità scolastica e questo avviene sicuramente meglio se le persone si incontrano fisicamente.

Buon ritorno tra i banchi a tutti.



Elisa Briccola è Psicologa, e si sta attualmente specializzando in Psicoterapia dell'età evolutiva presso la Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica (SPP).

Elisa Briccola è presente su LinkedIn.



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