Una fiaba per riflettere: Giovannin senza paura – Italo Calvino

Updated: Mar 20

di Elena Negro



C'era una volta un ragazzetto chiamato Giovannin senza paura, perché non aveva paura di niente. Girava per il mondo e capitò a una locanda a chiedere alloggio. - Qui posto non ce n'è, - disse il padrone, - ma se non hai paura ti mando in un palazzo.


- Perché dovrei aver paura? - Perché ci si sente, e nessuno ne è potuto uscire altro che morto.

Figuratevi Giovannino! Si portò un lume, una bottiglia e una salciccia, e andò. A mezzanotte mangiava seduto a tavola, quando dalla cappa del camino sentì una voce:


- Butto?

E Giovannino rispose: - E butta! Dal camino cascò giù una gamba d'uomo. Giovannino bevve un bicchier di vino. Poi la voce disse ancora: - Butto? E Giovannino: - E butta! - e venne giù un'altra gamba. Giovannino addento la salciccia. - Butto? - E butta! - e viene giù un braccio. Giovannino si mise a fischiettare. - Butto? - E butta! - un altro braccio. - Butto? - Butta! E cascò un busto che si riappiccicò alle gambe e alle braccia, e restò un uomo in piedi senza testa, - Butto? - Butta!


Cascò la testa e saltò in cima al busto. Era un omone gigantesco, e Giovannino alzò il bicchiere e disse: - Alla salute! L’omone disse: - Piglia il lume e vieni. Giovannino prese il lume, ma non si mosse.


- Passa avanti! – disse l’uomo. - Passa tu, - disse Giovannino. - Tu! - disse I'uomo. - Tu - disse Giovannino. Allora I'uomo passo lui e una stanza dopo l’altra traversò il palazzo, con Giovannino dietro che faceva lume. In un sottoscala c'era una porticina. - Apri! - disse I'uomo a Giovannino.

E Giovannino: - Apri tu! E I'uomo aperse con una spallata. C'era una scaletta a chiocciola. - Scendi, - disse I'uomo. - Scendi prima tu, - disse Giovannino. Scesero in un sotterraneo, e I'uomo indico una lastra in terra. - Alzala! - Alzala tu! - disse Giovannino, e I'uomo la sollevò come fosse stata una pietruzza. Sotto c'erano tre marmitte d'oro. - Portale su! - disse I'uomo. - Portale su tu! - disse Giovannino. E I'uomo se le portò su una per volta.

Quando furono di nuovo nella sala del camino, I'uomo disse:

- Giovannino, l'incanto è rotto! - Gli si staccò una gamba e scalciò via, su per il camino.

- Di queste marmitte una è per te, - e gli si staccò un braccio e s’arrampicò su per il camino. - Un’altra è per la Compagnia che ti verrà a prendere credendoti morto, - e gli si staccò anche l’altro braccio e inseguì il primo.

- La terza è per il primo povero che passa, - gli si staccò l’altra gamba e rimase seduto per terra.

- Il palazzo tienitelo pure tu, - e gli si staccò il busto e rimase solo la testa posata per terra.

- Perché dei padroni di questo palazzo, è perduta per sempre oramai la stirpe, - e la testa si sollevò e salì per la cappa del camino.


Appena schiarì il cielo, si sentì un canto: Miserere mei, miserere mei, era la Compagnia con la bara che veniva a prendere Giovannino morto. E lo vedono alla finestra che fumava la pipa. Giovannin senza paura con quelle monete d’oro fu ricco e abitò felice nel palazzo.


Finché un giorno non gli successe che, voltandosi, vide la sua ombra e se ne spaventò tanto che morì”.



Giovannino ci appare un eroe coraggioso, che si sente invincibile. Il padrone della locanda lo mette in guardia e gli lancia una sfida, proponendogli di andare a dormire in un palazzo da cui nessuno è mai uscito vivo.

Giovannino chiede all’uomo il motivo per cui avrebbe dovuto aver paura e la risposta “perché ci si sente”, può essere interpretata in diversi modi: ci si sente spaventati, la cosa non può essere diversa da com’è, oppure si ha paura perché ci si sente, si è cioè in contatto con se stessi o con una parte di sé che non si ha l’abitudine ad ascoltare.

La fiaba ha uno svolgimento positivo: Giovannino non appare spaventato dall’uomo che scende dal camino pur mantenendosi prudente, e questo lo porta ad arricchirsi e, soprattutto, a sopravvivere.

Il finale però lascia stupiti e interdetti: questo ragazzo così coraggioso muore quando scorge la propria ombra.

Cosa significa?


La propria ombra può essere una metafora che rappresenta ciò che Giovannino esclude dalla propria vita e dall’immagine di se stesso, l’altro da sé, come il negativo delle pellicole fotografiche. La percezione di essere fragile e vulnerabile, se accettata e riconosciuta, avrebbe dato a Giovannino molte occasioni di sentirsi e di sentire la paura, forse però proteggendolo anche da una fine così tragica.

Qualsiasi corpo colpito da luce lascia inevitabilmente dietro di sé una certa ombra.


La fiaba può essere letta attraverso molti livelli, ma la riflessione che oggi può aiutarci a comprendere quanto stiamo vivendo a causa dell’emergenza Coronavirus, riguarda il fatto che esso, a livello individuale e collettivo, appare una minaccia rispetto al nostro senso di potenza, invincibilità e controllo, dal quale siamo tutti più o meno caratterizzati.

Ci mette a confronto con il nostro essere solo umani, con la potenza ed il mistero della Natura, ci ridimensiona e ci ricorda che siamo vulnerabili. E poiché la minaccia questa volta appare astratta e poco individuabile, non è possibile trovare un capro espiatorio sul quale riversare tutto il negativo, tutto ciò che è male e che vorremmo tenere lontano da noi per mantenerci in luce, intatti, indenni.

Questo ci lascia in un clima di incertezza che ci destabilizza: il “male” non è in una persona, in un’istituzione, in un’idea che possiamo condannare e combattere, ma può annidarsi ovunque, quindi forse anche in noi. E questo, sì, ci spaventa.


Forse può avere un senso tutto questo, o perlomeno possiamo cercarlo, per vivere e attraversare questo momento non solo come una catastrofe che si abbatte su di noi, ma anche come un’occasione a livello collettivo per integrare nuovi significati e per fare quello che “Giovannin senza paura” non è riuscito a fare con la propria ombra: guardarla e provare ad avere un dialogo con lei; forse aveva cose da dirgli che avrebbero potuto accrescere il significato della propria vita e dare spessore alla propria persona.


In sintesi, questi sembrano essere i punti fondamentali che possiamo provare oggi ad esplorare:

- il coraggio non esiste senza la paura ed è importante viverla e riconoscerla;

- in questa situazione siamo tutti uguali e ciò non capita spesso nel nostro momento storico. Questo destabilizza e spaventa ma, se riusciamo a vivere queste sensazioni e andare oltre, possiamo sperimentare un sentimento di appartenenza a un tutto, di vicinanza agli altri essere umani, di solidarietà ed empatia;

- il nostro corpo e la nostra psiche sono collegati; quello che riguarda l’uno, riguarda anche l’altra. Il timore del contagio a livello del corpo forse risveglia la paura di perdere i propri confini, le proprie certezze e sicurezze, a livello della psiche. Fisicamente, ci proteggiamo seguendo le misure e le direttive stabilite, evitando i contatti e rispettando le norme igieniche. Psicologicamente, il timore del contagio evoca la paura che l’altro (inteso come persona ma anche come qualsiasi entità al di fuori di noi) possa invaderci e farci sentire confusi, disorientati. Questo sentimento corrisponde alla sensazione di perdere un “confine di sicurezza” che garantisce il senso di identità e all’interno del quale ci sentiamo sicuri: sappiamo chi siamo e chi non siamo, ci definiamo come persone che sono fatte in un certo modo. Questo confine deve poterci essere, per proteggerci e garantirci un senso di continuità e sicurezza, ma allo stesso tempo dovrebbe poter essere maggiormente flessibile, permettendoci di interagire con l’esterno, di essere aperti al cambiamento e di essere in relazione con gli altri.

Notiamo in molte circostanze, anche sociali e politiche quotidiane, quanto ogni volta in cui l’altro ci spaventa i confini si irrigidiscano. L’equilibrio tra il troppo e il troppo poco è una sfida che ci riguarda per tutta la nostra vita, e questo momento ci espone particolarmente a questo tema.


Proviamo dunque, in questi giorni e settimane che ci costringono in casa a rinunciare alle nostre attività, a fare di questa emergenza un’occasione, per sperimentare qualcosa di diverso, per fare ciò che diciamo di non aver mai tempo di fare e, magari, per stare in ascolto dei nostri pensieri e delle nostre sensazioni.

Il sito SwissConverge offre servizi di intrattenimento, informazione e ascolto con il supporto di volontari. Il servizio di supporto psicologico è offerto da volontari con formazione in psicologia di base o superiore. Tutti i servizi offerti non rappresentano un trattamento professionale e non sostituiscono in alcun modo il parere medico.
SwissConverge non può quindi essere ritenuto responsabile di un eventuale uso proprio o improprio delle informazioni fornite, per incidenti o conseguenti danni che ne derivino.

Copyright & Privacy

©2020 by SwissConverge. Proudly created with Wix.com